Qualche nuvola su Soldini

2 nov
2007

Il nuovo film di Silvio Soldini procede su di un doppio binario: al centro si ha una narrazione serratamente privata, in cui i due protagonisti Michele (Antonio Albanese) ed Elsa (Margherita Buy) assorbono gran parte delle linee di sviluppo della sceneggiatura; nella periferia della pellicola, invece, si situa un campo narrativo tra il pubblico ed il simbolico. In questo campo liminare trovano posto sia personaggi (il padre di Michele), che luoghi fisici e mentali (l’ambiente accademico per Elsa, così come l’affresco recuperato ed attribuito dalla stessa Elsa – chiaramente un oggetto-luogo).

Secondo il parere di chi scrive, il film ha una sua limpida efficacia soprattutto nei momenti in cui il privato dei due protagonisti balza in primo piano: la coppia di attori è di buon livello, con una sintonia fisica che ben dispone alla visione e fa passare in secondo piano una scrittura dei dialoghi, a volte, un poco abborracciata e superficiale. Qualche problema, invece, quando nel film si sfonda il piano di cartapesta del privato e si fa irrompere il discorso pubblico nelle vene dei personaggi: la sceneggiatura non va oltre qualche riflessione sociologica un poco spicciola ed astorica (per carità, luccicanti pepite d’oro rispetto al film italiano “medio” attualmente nelle sale…) e le situazioni che dovrebbero dar polpa alla narrazione assumono un carattere posticcio, finto poetico; si pensi ai ripetuti incontri con il padre, piuttosto opachi (l’acquario vorrebbe illuminarsi, attraverso le ripetizioni, di un’evidenza simbolica ma non riesce a superare la soglia del “bel cinema” di immagini), così come a quel vivido microcosmo che gravita intorno all’emersione dell’affresco.

In questo caso, l’incontro tra la vita privata di Elsa e Michele e l’arte nell’ultima scena assume più un carattere riepilogativo e consolatorio (il privato salvato dalla bellezza? il lavoro pienamente personale vittorioso sul lavoro alienante e precario? Soldini non spiega e non approfondisce, lasciando tutto in un tono crepuscolare “compiuto” nelle forme ma poco soddisfacente) che di incontro di due densi piani narrativi. Peccato, perchè è proprio nel ritratto di Elsa che ci sono le intuizioni più interessanti, a partire dalla felice di idea di rappresentare il personaggio femminile nel momento della consacrazione pubblica della laurea: un ritardo personale (Elsa ha quarant’anni) che con eleganza dipinge uno slittamente temporale generalizzato, una forma di inadempienza che filtra in tutte le crepe della precarietà e del disagio sociale.

Insomma, il difetto principale di Giorni e Nuvole non è certo che il film risulti una sorta di “stanza del vicino” in cui giungano rumori attutiti e parole indistinte dai due protagonisti accentratori. Ci sono splendide pellicole ostinatamente private. Il difetto principale del film è che a questa stanza del vicino, intrisa dell’universo sociale ma in fin dei conti impermeabile a sussulti veri dall’esterno, il primo a non credere è lo stesso Soldini che, infatti, tenta una ricollocazione simbolica e socialmente aderente dei personaggi, destinata al fallimento nell’economia complessiva della pellicola. I personaggi interrogano il mondo e sé stessi, ma quello che ne esce è un quadro piccolo, condiscendente con le proprie premesse in modo agrodolce (alla fin fine, l’esemplarità della vicenda è inscritta nelle parole con cui Michele rampogna l’egoismo diffuso e nelle variabili debolezze delle persone mostrate nel film… un po’ poco, francamente).

Giorni e Nuvole. Regia: Silvio Soldini Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli, Silvio Soldini Cast: Antonio Albanese, Margherita Buy, Giuseppe Battiston, Fabio Troiano, Alba Rohrwacher Durata: 116′ Anno: 2007

Altri post su argomenti simili:

  • Mi spiace, non ci sono altri post su argomenti simili.

Comment Form

top