Si sa, i mezzi di riproduzione e fruizione influenzano direttamente le opere veicolate. Con interferenze, sovrapposizioni ed innesti spesso imprevedibili: la forma CD, ad esempio, ha comportato una “estetica del riempitivo” nella musica pop (molti brevi brani per giungere alla saturazione dello spazio disponibile sul mezzo) anche grazie alle interferenze dei tempi ristretti del videoclip e delle radio commerciali; forse, senza questi due fattori di interferenza avremmo assistito al proliferare di lunghe improvvisazioni come adeguamento alla forma CD.
E se alla forma CD succedesse la forma Jamendo? Cosa succederebbe, cioè, alla musica se Jamendo divenisse la modalità principale di diffusione e visibilità per gli artisti? Probabilmente alla centralità dello spazio disponibile su CD, quale specifico di questo supporto, succederebbe la centralità dei tag su Jamendo: è tramite questi marcatori di genere, infatti, che un musicista passa da una visibilità orizzontale (l’intera piattaforma Jamendo) ad una visibilità verticale (la propria produzione).
Ad attestare il carattere di spartiacque dei tag è il passaggio avvenuto, per questi, da marcatori della band o del musicista a marcatori di ogni singolo brano: su Jamendo, in poche parole, ci sono dei brani fusion più che delle band che suonano fusion. Ciò, probabilmente, si deve a ragioni elementari di emersione: un album con tag differenti per ogni singola traccia ha una maggiore possibilità di emersione, nelle ricerche all’interno della piattaforma da parte degli utenti fruitori, rispetto ad un album con un tag che individua un genere. Questo rende l’eclettismo musicale uno dei tratti salienti dell’esperienza estetica su Jamendo.
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