Avrà portato loro sfortuna il termine “cantautore”, una delle più brutte parole che lingua moderna abbia mai conosciuto: un goffo incrocio tra le frescure estive di un “mangia e bevi” ed i vari “canta e balla”, “suona e canta” deposti tra i ricordi d’infanzia più nascosti. Sarà stata sfortuna, ritrosìa o disinteresse, fatto sta che in Italia non sono pochi i cantautori di valore sconosciuti o semisconosciuti ai più; onesti piallatori di musica e parole, a volte delle mere figure lampo nella scena musicale, altre volte degli artigiani ostinati con alle spalle un cospicuo numero di album.
Tra questi, ci sono alcuni musicisti che mi stanno a cuore. Ricordo qui con piacere Renzo Zenobi ed il suo disco di esordio, quel piccolo gioiello di Silvia (il titolo di questo post è un verso tratto dalla titletrack dell’album); segnalo Enzo Maolucci, Ernesto Bassignano con il suo piacevolissimo D’ESSAI e Franco Fanigliulo, che ha scritto una manciata di canzoni deliziose (come la commovente Domani). Non posso non fare il nome anche di Mauro Pelosi. C’è bisogno di citare anche Piero Ciampi? Spero di no, dato che è senz’altro “il più grande degli sconosciuti” (e forse il maggiore di tutti, tout court).
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