In fondo, le argomentazioni di Giuliano Ferrara si riducono a: una persona onesta non può che reputare X; esiste la Verità. La prima ha, ovviamente, come corollario “chi non pensa X è un disonesto” (corollario la cui virulenza è stemperata da un ambito di discorso del “sentire”, dell’”accoglienza”); la seconda non è altro che un paralogismo ascoso tra le ceneri: se, si pensa, il relativismo non ha portato che sofferenza, disinganno e debolezza, allora è necessario parteggiare per la Verità (e, quindi, la Verità esiste per il fatto stesso di impugnarla in difesa del suo contrario). La Verità come involucro ideologico (e non come ricerca della stessa). Come se gli orrori dell’agire umano nascessero dall’emergere del pensiero debole e come se, guardandosi indietro nei secoli, non si vedessero che ghiacciati paesaggi edenici.
Con lo stesso rigore argomentativo, in sei mesi si può diventare un veemente socialista, un candido abortista, un pacato vegetariano, un liberista, un correntista, uno scellerato agapista, un interventista ed un rumorista. O, perché no, si può divenire Pro Second Life. Del resto, le basi culturali “ci sono tutte”: non è lo stesso Shakespeare (o era Groucho Marx?) a dire che la vita è il sogno di un idiota? Non c’era ancora il Web 2.0, certo, ma tra sogno e virtualità il passo è breve (qualsiasi persona onesta concorderebbe). Quindi un account Second Life per tutti: in difesa di Second Life, in difesa di tutti.
“Questi sono i miei principi. Se non ti piacciono ne ho anche degli altri.”
(William Shakespeare)
(Discuto delle argomentazioni appunto perché l’argomento in sé è serio ed ineludibile)
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