Google Notebook visto da un luddista giocoso

23 feb
2008

Con Google Notebook non ci si annoia mai: ogni volta a sparire dal proprio Blocco Note è un bookmark o un appunto diverso. Poi, qualche ora dopo, immancabilmente il disperso riemerge dall’abisso digitale a riprendere quieto il suo posto. Mi chiedo se ci sia una strategia in queste sparizioni, che sembrano appostamenti di una qualche oscura divinità: gli appunti che si inabissano e risorgono alla luce formano un messaggio nascosto, un DNA da decifrare, un codice da diffondere a mani giunte all’umanità tutta?

Il paradosso della applicazioni online. L’ubiquità nell’utilizzo di queste applicazioni è pagata a caro prezzo, trasformando la manipolazione tecnica, totale di uno strumento in manipolazione parziale di un’interfaccia grafica che, del resto, pian piano tende a sparire di fronte alla centralità delle informazioni da trasformare e trasferire: possiamo accedere a Google Notebook dovunque ma non sappiamo nulla del codice sorgente e della release corrente del software, anzi per quanto ci riguarda potrebbe non esistere alcun software (le applicazioni online come moderno velo di Maya). Invece di bug identificabili come tali siamo di fronte al successo o meno del mero trasferimento di informazioni (bug 2.0?).

Aggiornamento. Google Notebook pare non esser più attraversato da deità pulviscolari ed imprevedibili. Da alcuni giorni tutti gli appunti e tutti i bookmark rimangono lì, tenacemente al loro posto. Comincio ad annoiarmi di tanta tecnologica laicità.

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