Una cena al ristorante Vesta di Tivoli

17 mar
2008

Si affaccia su di un tempio ma non è un anodino locale per turisti. Tutt’altro. La posizione del ristorante Vesta di Tivoli è quanto mai suggestiva, tra il tempio omonimo e le cascate (con un tempo clemente, si può prender posto nelle terrazzine). L’interno è l’appropriato prosieguo dell’esterno: l’ambiente è raccolto, di sobria eleganza con quelle note rosse dislocate tra il biancogrigio prevalente; giusta la distanza tra i tavoli. Un ambiente semplicemente “bello” e riposante alla vista.

La cucina si fa notare, innanzitutto, per l’eccellenza delle materie prime. A tale scopo, davvero interessante e conveniente il menu del territorio a 40€ (più o meno, il costo di un pasto in uno dei tanti sordidi localacci della capitale, di quelli con il cameriere in panne “Ve lo famo ‘n antipastino?” e la lista dei vini a voce…). È presente un secondo menu degustazione, a 55€, in cui ai prodotti del territorio si aggiunge una maggiore elaborazione delle proposte e la presenza di materia prima ittica. Per chi preferisse scegliere le pietanza autonomamente dalla lista, un pasto completo ha il costo di circa 60€ (vini esclusi, come al solito). Nel corso della nostra cena abbiamo provato entrambi i menu degustazione.

Si è iniziato con l’aperitivo (8€). Un buon prosecco circondato da una pioggia di sfizi, in formato fingerfood ed al cucchiaio. Tutti di ottima fattura: niente stuzzichini da bar, ma microporzioni articolate; una vera e propria girandola di appetizer, insomma. I due menu sono così strutturati: due antipasti, un primo, un secondo, predessert, dessert. Tra le varie proposte, si ricordano con grande piacere la capasanta in tempura con sorbetto di cipolla rossa in agrodolce (accostamento pienamente riuscito, capasanta di grande sapidità e tempura impalpabile e croccante), la doppia apparizione di una sublime ricotta sia nell’antipasto che nel dessert del menu del territorio (ricotta artigianale con crema di pomodori appiccati e basilico, crostatina di ricotta e visciole), un primo di virtuosistica semplicità (una “banale” pasta con rana pescatrice e capperi ma in cui gli ingredienti esplodevano nel palato in una nettezza di sapori che solo una grande ricerca della materia prima può portare con sé… finalmente si è scoperto il sapore dei veri capperi!) ed il gran dessert costituito da quattro piccole creazioni di pasticceria in progressione, in un percorso di solidità e consistenza crescenti (dal sorbetto all’arancia fino al contrasto dolce/salato del millefoglie con sale di Maldon).

Nel ristorante, oltre che mangiare, si beve anche bene. Cantina ampia ed internazionale, con sezione dedicata alle bollicine francesi e ricarichi più che corretti (per le bottiglie che conosciamo, i ricarichi rinvenuti sono stati del 60-70%… al solito, impietoso il confronto con molte sedicenti trattoriole romane, dai modi fintamente rustici e dai ricarichi del 100% ed oltre). Presenti anche mezze bottiglie e qualche proposta al bicchiere. Insomma, sfogliando il bel libro dei vini si trovano soluzioni per tutte le tasche. Il servizio è spigliato, alacre ma non invadente, in una parola efficiente. In sintesi, un locale da promuovere a pieni voti.

Vesta Ristorante, Tivoli, Piazza delle Mole, 19

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