La trama del nuovo film di Virzì la trovate, con un paio di click ben assestati, in giro per Internet (e, del resto, chi è che va a vedere un film per la trama? Se uno ha fame di trame, ne trova di più vivide e succose nei settimanali di gossip). La pellicola è molto gradevole, con attori ben in parte e personaggi sbalzati con efficacia e che, miracolo dei miracoli, posseggono una coerente tenuta per tutto il corso della narrazione. Apparentemente stonato il finale, con quell’elogio dolciastro degli affetti ripiegati nel privato, nel tepore del cuore che costruisce legami anche se sottomesso alla casualità tragica della vita. In realtà, tale stonatura non è altro che l’indicatore di un’assenza: manca una percezione della collettività, una connessione con il mondo, non c’è l’essere pubblici di una cittadinanza (cittadini del mondo o di una minuta città, poco importa).
Chiaramente, è del tutto legittimo testimoniare un’assenza: la questione è, però, che Virzì non sembra notarla. Il suo universo filmico, semplicemente, tenta di fare corpo con i soli personaggi: vivacissimi, senza dubbio, ma del vigore un po’ meccanico dei bozzetti. Alla fin fine, molti dei personaggi sembrano alzare le braccia, muoversi e gesticolare restando in piedi di fronte ad uno specchio. Ma Virzì è senz’altro bravo a collegare, trapuntare, far disperdere e riavvicinare questi uomini allo specchio. Da qui il loro essere un poco sopra le righe ed un poco autentici: perché viene concessa loro una florida vita di relazione interna ma il respiro è flebile, ridotti come sono a manipolare degli “oggetti dell’assenza” (telefonini, webcam, ecc…), con l’illusione di essere i rappresentanti di una vacuità che risulta essere, però, molto più grande di loro. Non stupisce, quindi, che gli stessi personaggi portatori del conflitto, e che corrispondono ad una personificazione diretta del cinismo dell’economia del precariato, si consumino per autocombustione, per ragioni che eludono la narrazione e presuppongono una pre-narrazione: il mondo è già dato, i personaggi sono stati già accesi come cerini prima di incontrarsi gli uni con gli altri.
Per concludere, è interessante notare le affinità, nell’universo sociale rappresentato e nelle debolezze della rappresentazione, con il film di Soldini (prima e seconda recensione, qui).
Tutta la vita davanti. Regia: Paolo Virzì Cast: Isabella Ragonese, Sabrina Ferilli, Elio Germano, Massimo Ghini Durata: 117′ Anno: 2008
Commenti recenti