Leggendo Arbasino

9 apr
2008

Sicuramente è colpa mia, eh. Ma Un paese senza è il primo libro di Arbasino che leggo con un piacere assoluto e goloso. In altre occasioni (penso a Parigi o cara) ho trovato la sua scrittura francamente insopportabile: una vecchia zia che si ingioiella per l’ora del tè, pallida ma sorridente di lustro davanti alle nipoti.

Un paese senza è un bel ritratto del nostro paese. Qui i preziosismi ed i luccichii linguistici di Arbasino sono strumenti perfettamente aderenti a quel substrato di arcaica ostinazione caratteriale, quasi da antropologia sociale, che l’autore vuole far rinvenire alla luce. Il nitore ludico di Arbasino, insomma, funziona come una sorta di illuminazione mobile, efficacissima, proprio quando vuole segnalare l’immobilità della “maschera” italiana.

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