Prendendo spunto da questo post del blog ilmondodigalatea ed allargando il campo alle riflessioni di Luca De Biase, posso dire che la mia esperienza con l’universo dei blog commerciali in Italia, nei contatti fugaci avuti, è stata desolante. Retribuzioni miserrime (si parla di una manciata di euro ad articolo pubblicato, con compensi di tale entità talune volte addirittura oscillanti e legati al flusso di lettori generato dal blog), stringenti vincoli contrattuali (persino con richieste di esclusività… neanche si trattasse del giro di milioni di euro di un romanzo di Stephen King!), balzelli e clausule in cui la parte perdente è sempre quella di chi scrive gli articoli. Ovviamente, non ha senso fare nomi e cognomi: si tratta di condizioni lavorative generalizzate e di una altrettanto generalizzata idea di investimento editoriale.
Un blog commerciale ha, essenzialmente, due strade davanti: puntare sulla massa di informazioni, sperando nella volubile dea pubblicità, oppure puntare sulla qualità dell’informazione; la prima strada implica e presuppone una volontaria contrazione degli investimenti, la seconda una messa a fuoco degli investimenti stessi. A mio parere la prima a lungo termine risulta perdente, anche in termini meramente economici; questa tende, per necessità, alla costruzione di fallimentari giardini chiusi: se il fulcro del flusso di informazioni da vendere non è qualitativo, un mezzo privilegiato per legare il lettore diventa quello di creargli un recinto intorno – un’idea folle su Internet, dove la fruizione avviene in forma di traiettorie vaganti, mentre un quotidiano o un libro costruiscono recinti impliciti nell’atto stesso della lettura (nel momento in cui si diventa “lettori momentanei”, infatti, il nostro orizzonte della percezione assume le forme ed i contenuti del libro stesso; i libri presuppongo occhi sbarrati, i blog occhi in perenne movimento).
I blog commerciali in Italia fanno ricadere gran parte dei costi di rischio sui blogger. Mi pare un approccio del tutto anti-qualitativo. Ma siamo qui, come al solito, a ribadire un’assenza di coraggio negli imprenditori del nostro paese: coraggio di investire, al di là delle reti protettive più abusate. Svegliatevi, prima che ce ne scappiamo tutti.
6 Responses to La mia esperienza con i blog commerciali in Italia
lello84
maggio 13th, 2008 at 18:22
Bhè io ci sto provando con questa soluzione e non mi sta andando tanto male
devo fare un po di parassitismo ma poi capovolgerò le cose. A presto http://vendoquellochevendero.blogspot.com/
a12
febbraio 26th, 2009 at 14:13
ciao, approfitto della visita a tuo blog per chiederti se ‘ possibile vendere un libro di mia proprieta’ attraverso un semplice blog, senza pagare diritti, permessi ecc, a nessuno
grazie
alessandro
febbraio 27th, 2009 at 12:43
Dato che il libro è di tua proprietà, direi che non c’è nessun problema a venderlo mediante un blog.
a12
febbraio 28th, 2009 at 16:53
ti ringrazio della risposta, ma volevo sapere se va bene anche un blog comune o quelli professionali dove si devono pagare tasse ed ecc thank
alessandro
marzo 2nd, 2009 at 11:41
Non sono un esperto ma un blog comune dovrebbe andare bene.
tarocchiecartomanti
marzo 16th, 2009 at 03:06
Un blog comune va bene ma sarebbe meglio farne uno serio con nome dominio di tua propietà.