La sinfonia del XVIII secolo mi affascina: si tratta di una sorta di periodo di incubazione che porta, nell’arco di una manciata di decenni, ai primi grandi capolavori di questa forma musicale. Si assiste ai primi timidi esperimenti di aggiunta del quarto tempo, le forme si ampliano e le strutture si fanno via via più complesse, movimenti monotematici cedono al passo alla relazione in uno stesso movimento di più temi, la forma sonata si delinea e dà nuovo peso musicale ai singoli movimenti… Tutto questo in una staffetta da compositore a compositore o, addirittura, in uno stesso compositore come nel caso di Franz Joseph Haydn, il corpus sinfonico del quale è una gigantesca fucina in cui numero dopo numero la forma sinfonia assume caratteri precipui e di indipendenza estetica.
Tutto questo è risaputo. L’origine di questo post è un semplice invito: persino in molta stampa specialistica, infatti, è difficile che si evada dal luogo comune secondo il quale Mozart ed Haydn costituiscano meteore fulgidissime nelle vicinanze delle quali nulla è del pur minimo interesse. Il resto della produzione sinfonica del XVIII secolo, pare leggere in controluce in molte pagine anche “accorte”, è stato prodotto da ciabattini dallo spartito facile, mestieranti senza talento che si son limitati a guardare a bocca aperta passar loro davanti i Grandi.
In realtà, è facile sincerarsi come il XVIII secolo sia stato un periodo di vivacissima sperimentazione delle forme musicali, sperimentazione diffusa tra un nutrito numero di spiriti e non il mero affiorare di un paio di menti elette nella spuma del secolo. Il mio invito, quindi, è quello di ascoltare la produzione musicale di Joseph Martin Kraus e Johann Baptist Vanhal, due compositori di grande interesse (il primo, in particolare) della seconda parte del ’700. Nel catalogo Naxos sono presenti dischi dedicati alle sinfonie dei due: si tratta, per lo più, di letture apprezzabili.
Solitamente non amo indirizzare gli ascolti (una forma neanche tanto larvata di paternalismo…), in questo caso però confido nel semplice lampo dell’intelligenza musicale: il sinfonismo del XVIII secolo va colto nelle sue qualità sorgive di sperimentazione sulle forme ed in questo può rivelare sorprese davvero inattese, mentre se ci si ferma al guscio di gradevole solletico uditivo il pensiero musicale in ciò che si ascolta finisce per sfuggire del tutto. Credendo, così, di trovarsi di fronte ad un odoroso ma vacuo scrigno di cipria e belletti.
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