La musica meticolosa di Sergio Naddei

12 ott
2008

Nei peripli perigliosi tra le orde di artisti e gli innumerevoli brani musicali disponibili su Jamendo ci si imbatte, a volte, in sorprese gradite. È il caso delle composizioni di Sergio Naddei: sul profilo del compositore in Jamendo i tag piano instrumental contemporary avantgarde classical incuriosiscono senz’altro (esiste in modo indubitabile un orizzonte d’attesa nella lettura dei tag che consente di dare valore aggiunto ad essi – pian piano che il catalogo disponibile sulla piattaforma si amplia, infatti, la stessa frequenza in negativo di un tag può costituire un indirizzamento all’ascolto, come è facile intuire) ed i due brani presenti nell’album Chamber Music, lo specchio delle cose e Sonata, sono di tutto interesse.
La presenza di due soli brani, ovviamente, rende difficile tentare una sintesi dell’estetica di un autore ma una sintesi del proprio ascolto è sempre possibile. Mi pare che Naddei condivida con Fabio Vacchi un (meritorio) gusto per l’edonismo sonoro, nel senso più fisico del termine: questo anche per l’adozione di climax musicali spudoratamente romantici (anche qui, nessuna ironia per una scelta del genere). La musica di Naddei insomma suona bene, molto bene. Altra cifra stilistica che trovo rilevante è un eclettismo mobilissimo che, a mio parere, trova la sua risoluzione proprio nell’attesa e nella costruzione, anche per antitesi, di singoli momenti musicali in evidenza. Echi di Ligeti, Messiaen o della musica francesi di inizio novecento cementano brani solidi, di meticolosa calibratura nella ricerca dei piccoli episodi risolutori. Insomma, per me è stata una bella scoperta che meritava di venire condivisa qui.

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