La marea FriendFeed e gli aggregatori alla finestra

6 nov
2008

Da un paio di giorni ho cominciato ad usare attivamente FriendFeed. Devo ammettere che, da una titubanza iniziale, sono arrivato ad assumere una posizione decisamente aperta e piacevolmente incuriosita per questo strumento.

Dopo questi primi approcci, mi viene da riflettere su una questione semplice semplice: da più parti si indica FriendFeed come un’alternativa agli aggregatori come Google Reader. A mio parere si tratta di una sovrapposizione errata, perché confonde le caratteristiche generiche di uno strumento con singole caratteristiche del suo utilizzo; infatti, mentre un aggregatore conosce e riconosce, in qualche modo, lo stato dell’utente attraverso la segnalazione dei post letti e di quelli ancora da leggere, FriendFeed è da questo punto di vista uno strumento opaco, “agnostico” rispetto allo stato dell’utente (che è, chiaramente, lo stato dell’utente in relazione alle informazioni fornite: in questo caso, appunto, lo stato è un semplice True/False rispetto alla lettura delle informazioni stesse).

Ciò deriva in modo chiaro dalla diversa natura dei due strumenti. Un aggregatore costruisce una finestra, di dimensioni più o meno ampie, su un flusso di informazioni; un aggregatore, per essere più precisi, è proprio questa finestra: edificata, pianificata e gestita fin nei minimi particolare dalle istruzioni (le sottoscrizioni) dell’utente. FriendFeed, invece, fa vivere le informazioni in forma di marea; puoi arginarla, mettere dei paletti, ma la connotazione di flusso ininterrotto permane dopo qualsiasi aggiustamento delle “rive” da parte del fruitore. Ma anche in questo caso c’è un atto di sottoscrizione.

Un primo dato di interesse, quindi, è nel carattere diverso di questo atto. Le sottoscrizioni negli aggregatori non sono dei paletti, sono degli attestati di interesse per la lettura: un aggregatore (molto banalmente) serve a leggere, ci conosce in quanto lettori e come potere ci offre quello della lettura selettiva delle fonti. È, insomma, uno strumento per strutturare la lettura anche posticipandola a nostro piacere: possiamo leggere un lungo post scritto un mese fa ed il nostro atto di lettura “forte” lo renderà contemporaneo rispetto ad un post appena rimbalzato da una piattaforma di microblogging, ad esempio. L’atto di lettura in FriendFeed è invece “debole”: le sottoscrizioni non sono attestati di solido interesse ma bandiere sferzate dal vento.

Un secondo elemento che reputo interessante. FriendFeed è ovviamente uno strumento nato per sviluppare il carattere sociale del flusso comunicativo (un aggregatore, altrettanto ovviamente, può accentuare più o meno il carattere sociale di questo flusso ma non ne sarà determinato nell’essenza costitutiva): ecco, il punto interessante è che proprio perché FriendFeed ha un’innervatura sociale (non controlla come un aggregatore ma mette in relazione) non sa nulla dell’utente, non sapendo nulla dello stato di lettura (True/False) dei post.

Per la stessa ragione, credo, i commenti su FriendFeed appaiono così organicamente proliferanti e diversi, ad esempio, dai commenti sui blog d’origine dei post. Sono commenti di relazione (mettono in circolo la relazione ed il carattere di relazione del flusso) mentre i commenti nei blog attestano uno doppio stato lettore/scrivente: il passaggio da lettore passeggero a scrivente (commentatore) è un passaggio di stato “forte”, come il passaggio di stato non letto/letto negli aggregatori.

Scrivevo all’inizio di questo lungo post (abbiate pazienza…) di caratteristiche generiche di uno strumento e di singole caratteristiche dell’utilizzo di questo. Bene, si può usare un aggregatore per “veder passare” ed arginare un flusso (basta dare il minimo valore possibile allo stato non letto/letto), così come è possibile utilizzare FriendFeed per aggregare le proprie fonti informative preferite (basta dare il minor peso possibile al fatto che post e messaggi scompaiono anche se non vengono letti). Ma, appunto, si tratta di due strumenti molto diversi l’uno dall’altro.

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