Le sinfonie di Sibelius, Adorno e la giusta esecuzione

4 gen
2009

Chissà, forse ha ragione Adorno, per il quale la musica di Jean Sibelius è povera alla lettura e povera all’ascolto. In effetti, se la si ascolta per frammenti l’impressione è quella che può avere un viaggiatore che si trovi disperso in lande abbandonate e brulle, con qualche spruzzo di vegetazione a colorire gli spazi ma non ad offrire direzioni allo sguardo. Eppure, se dai lacerti musicali si passa a singoli movimenti ed intere sinfonie la percezione d’ascolto cambia repentinamente: si ascolta e si ricorda d’aver ascoltato e questo atto di memoria genera una miracolosa pienezza musicale che, forse, si stenta a trovare in singoli gruppi di battute scritte dal compositore finlandese.

Certo, questa sorta di totalità retrospettiva (che può richiamare il prodigioso e vivido susseguirsi di fotogrammi nel cinema e che, per questa vicinanza, può spiegare la forza visiva della musica di Sibelius, del resto tutt’altro che oleografica o rozzamente pittorica) va stimolata dal direttore giusto. Paavo Berglund con la Helsinki Philharmonic Orchestra (doppio CD EMI Classics con le Sinfonie 1-4) offre una lettura piuttosto precisa delle partiture, ben piantata a terra. Forse troppo. È una direzione che risolve i frammenti ma non ricrea l’unità dei movimenti: i climax sono ripiegati all’indietro, non producono attese e rimangono pure e semplici manifestazioni sonore. Non sono brutte esecuzioni, tutt’altro, ma hanno il rischio di confermare i giudizi di Adorno. Di segno opposto le esecuzioni di Leonard Bernstein con la New York Philharmonic Orchestra (doppio CD Sony Classical, Sinfonie 4-7): la musica è spinta in avanti, si sviluppa, innerva i movimenti con candore e retorica. È il Sibelius che preferisco.

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2 Responses to Le sinfonie di Sibelius, Adorno e la giusta esecuzione

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Carlo

ottobre 15th, 2009 at 18:10

Sibelius è assieme a Shostakovich il mio compositore preferito proprio perché è supremo nell’arte di evocare atmosfere. Può ovviamente risultare minimalista nel suo modo di orchestrare e strutturare le sue sinfonie, ma uno studioso della levatura di Adorno doveva sapere per primo che l’abilità di un compositore sta soprattutto nel trasmettere emozioni tramite la forma, e non il contrario. Non ho mai preteso elaboratezza formale da Sibelius proprio perché l’elaboratezza non appartiene a lui, e ancora meno alla cultura e arte finlandese in generale. Sibelius non compose per Bayreuth, ma per l’identità culturale del suo paese: lo fece usando una forma scarna, ma estremamente efficace per esprimere appieno la bellezza della natura nordica in cui era immerso ogni giorno. Poemi sinfonici come “Tapiola”, “Kullervo” e “En saga”, poi, credo che parlino da soli.
Dalla mia umile conoscenza musicale, avrei suggerito al signor Adorno di prendere atto del semplice fatto che la musica classica non può essere osservata e catalogata solo da un punto di vista prettamente mitteleuropeo o crudamente accademico. Sarebbe una visione alquanto ristretta delle cose.
Quanto al modo di dirigere Sibelius, l’ultima cosa da fare è cercare a tutti i costi di creare fraseggi che non ci sono. I frammenti tematici che si ripropongono inattesi e i cambi repentini di colore musicale sono il sale delle opere di Sibelius, assieme al forte pathos che caratterizza la sua produzione sinfonica.

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alessandro

ottobre 22nd, 2009 at 18:39

Sono dell’opinione che, per molti aspetti come in questo caso il giudizio sull’opera di Sibelius, il pensiero musicale adorniano possegga più un’importanza storica che un’effettiva ed efficace valenza nella penetrazione critica. Grazie per il contributo, Carlo (anche io apprezzo molto il grande Shostakovich, oltre ovviamente Sibelius).

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