Il movage nell’informazione digitale. Una questione di cura.

17 gen
2009

Il post Movage su The Technium, come capita spesso per gli scritti di Kevin Kelly, contiene riflessioni stimolanti:

The only way to archive digital information is to keep it moving. I call this movage instead of storage. Proper movage means transferring the material to current platforms on a regular basis — that is, before the old platform completely dies, and it becomes hard to do. This movic rythym of refreshing content should be as smooth as a respiratory cycle — in, out, in, out. Copy, move, copy, move.

In other words, anything you want moved to the future has to be given attention to keep it moving forward.

Quanto affermato da Kelly è sacrosanto. Il problema, però, è che l’autore si ferma a metà strada: l’obsolescenza dei formati software ed hardware e il decadimento dei supporti di memorizzazione sono due fattori che dovrebbero spingere verso l’abbandono di quella “teologia del digitale” che porta a rinvenire nella possibilità perpetua della trasmissione digitale un attestato dell’eternità del flusso di informazioni, mentre nel post di The Technium tale eternità viene ribadita pur se in modi paradossali:

We don’t know what the natural movage respiration cycle is for digital media yet since it is still very new, but I suspect the cycle is much shorter than we think. I would guess it is 5 years. No matter what digital format you have your precious stored on, you should expect to move it onto new media in five years — and five years after that forever!

È attualmente diffusa una particolare forma di ideologia che considera teoricamente perpetua l’informazione e lo scambio di informazioni, avendo ipostatizzato una caratteristica dei flussi digitali: la decodifica dei flussi digitali può non produrre infatti decadimento ma il decadimento, l’obsolescenza e la paralisi informativa possono presentarsi comunque nell’ecosistema della comunicazione. Il raggio laser che colpisce un supporto CD non usura il supporto ma il supporto stesso può deteriorarsi per ragioni esterne all’atto di lettura: è proprio la confusione tra assenza di usura nella decodifica e assenza di decadimento tout court a spiegare lo stupore di molti fruitori alla notizia che supporti come il CD e il DVD abbiano una “aspettativa di vita”.

A mio parere, Kelly nel suo post evidenzia con intelligenza quanto l’usura appartenga al mondo teologico dello storage, fino a negarne il carattere stesso di “deposito inerte” ed a declinarne una necessaria tendenza al movimento perpetuo (movage). Ma questo movimento non fa che riproporre due caratteristiche fondamentali di tale deposito inerte: la calcolabilità (5 anni) ed un futuro continuo tendente all’infinitezza. L’eternità immobile del flusso di informazioni è quindi spostata nel futuro, come incessante decodificazione e riscrittura.

Va da sé che il definire i tempi del movage (5, 10, 15 anni…) è molto meno rilevante che affermare la priorità della cura (presente solo quale elemento accessorio nel post) come carattere decisivo della trasmissione dei dati: infatti, come è illusorio reputare eterno un supporto digitale, così è ingenuo credere che un manoscritto antico “duri” di più di un DVD; semplicemente, la fragilità del primo supporto ha reso evidente la forza di trasmissione della cura mentre l’assenza d’usura nella decodifica del secondo ha nascosto la cura. Ed è interessante notare come il termine storage rimandi ad una costellazione di spazi, il magazzino, il deposito, in cui gli oggetti vengono accumulati e subito abbandonati o, se va bene, catalogati (cioè messi in fila: ancora i 5, 10, 15 anni che ritornano nel movage): l’esatto contrario, cioè, dell’atto di cura.

Nel post di Kelly il termine più vicino a cura è attention. Questo secondo, però, rientra in quell’ambito di ripetizione continua che unisce lo storage e il movage: è l’accortezza del travaso scandito ritmicamente, non l’adesione alla deperibile vitalità della trasmissione del sapere memorabile che è insita nella cura.

Ma è anche possibile che l’accentuarsi di un accumulo di esperienze e di informazioni private e minute come riserva incessante di dati da memorizzare abbia come destino ineludibile il campo ristretto delimitato da storage e movage, mentre la cura sia prerogativa di epoche e società in cui la sedimentazione pubblica risulti più vincolante. Cioè, si depositano e muovono ciclicamente dei dati perché questi dati, in fin dei conti, interessano solo a noi.

Altri post su argomenti simili:

Comment Form

top