Ha senso indicare la strada per il paradiso? Oppure la beatitudine, qualsiasi forma e carattere assuma, non è altro che il percorso che ha condotto alla beatitudine stessa, con i suoi dirupi, le strette strade e le incertezze fragorose del transito?
L’Eden gastronomico non è detto che si annunci con ritte Pizie austere e sommelier dal passo alato, bronzi ed ori squillanti alle pareti. Solar do Perceve è una trattoria di Vila do Bispo (Rua Comandante Matoso, 4), in Portogallo: tavoli e sedie in legno, vociare dimesso e durevole tra i clienti, anziane cameriere claudicanti con una scarpa salda in un piede e una ciabatta malferma nell’altro. Poi arrivano i perceves, crostacei salini e gustosi serviti con uno scrosciare di pane unto di burro, poi arriva una cataplana memorabile (zuppa di pesce cotta in una grande pentola di rame, la cataplana appunto), poi arriva un sontuoso e irripetibile arroz de marisco (riso con zuppa di pesce). Gli Dei scesi in terra.
Nel tempo, ci si è abituati a ristoranti accoglienti ed a locali inospitali. I primi, sovente, sono vistosamente accoglienti, artatamente amichevoli, di una gentilezza opaca e geometrica: sei loro ospite ma costituisci una parte separata dal tutto. Al Solar do Perceve non cercano di essere accoglienti e le stesse cameriere hanno un’indifferente solerzia, che si coglie in sguardi obliqui e senza persistenza. Hanno ragione loro. È la cura, a suo modo meticolosa, che si può avere per qualcosa che fugge. Tu lo capisci, così come capisci di stare in un luogo né accogliente né inospitale, un confino battuto dal sole: stai lì per un’ora del tuo tempo, vorresti tornare prima di andartene.
A Vila do Bispo ci siamo arrivati passando, in macchina, prima per la Spagna ed arrivando in quel fazzoletto di delizie che è la cittadina di Sagres. Abbandoniamo poi perceves, cataplana ed arroz ricordando strade strette, i dirupi, le incertezze del transito.
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