I musei secondo Giorgio Manganelli

26 feb
2009

Firenze brulica di musei, di collezioni e gallerie. Irretito nella sterminata macchina simbolica, stretto da presso da enigmi e dogmi di pietra, non ne ho visitato molti. Ma gli Uffizi, questo delicato leviatano che racchiude  nel suo ventre la pittura italiana, con qualche squisitezza esotica, gli Uffizi li ho ripetutamente assaggiati. Gli Uffizi compiono ora il quarto secolo di vita. Li pensò dapprima quell’inquieto e stravagante alchimista che fu Francesco I de’ Medici, uomo dalla vita manierista. La data di nascita è il 1581. Quel secolo amava le dimensioni tiranniche del museo totale. Dell’inizio del secolo è il primo vagito dei Musei Vaticani, e prima della metà del secolo decolla il Louvre. Io diffido dei musei, in primo luogo dei musei istituzionali, che tendono a raccogliere e catalogare «tutto». La biblioteca è pedante ma onesta. Non pretende di essere unica. Il museo esige di essere solitario, esemplare, irripetibile. È fatto di oggetti unici. Ogni esempio è una preda, comprata, catturata, deportata, scovata, scavata, rubata, corrotta, scambiata, trafugata. Un museo presuppone una passione non ignara di delitti, una cupa concentrazione, la mitologica fantasia di poter ritagliare uno spazio piatto e concluso, tolemaico, nel mondo sferico copernicano. Un museo nasconde una macchinazione, una prepotenza, una frode. Raccoglie quelle cose ambigue e un poco sinistre che sono i capolavori; colleziona opere d’arte, in nome della bellezza; infine, pretende di essere istruttivo.

Giorgio Manganelli, da Lager di squisitezze contenuto in La favola pitagorica, Edizioni Adelphi.

In questo volumetto ci sono le osservazioni più acute su Firenze che io abbia mai letto e pagine di una prosa vibrante e splendida su molte città italiane.

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1 Response to I musei secondo Giorgio Manganelli

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Tami

marzo 3rd, 2009 at 15:54

First blog I read after wakeup from sleep today!

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Are you tension? panic?

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