Uno dei pochi periodici che acquisto dal giornalaio è Internazionale. Sono ormai mesi e mesi, infatti, che non compro più quotidiani, se non in casi eccezionali. Dei vari La Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa e via dicendo finivo per leggere una manciata di articoli scritti da uno sparuto numero di giornalisti: il resto del quotidiano non mi interessava e non mi interessa tutt’ora.
Ho cercato di spiegarmi la ragione complessiva dietro a questa causa specifica di disaffezione. La mia impressione è che, almeno in Italia, il sistema editoriale che ruota intorno al mondo dei quotidiani, prima di essere afflitto dalla pervasiva crisi dell’informazione generalista, è afflitto dalla crisi dell’informazione generica.
Per troppo tempo, infatti, i nostri quotidiani si sono retti sul potere di essere quotidiani: cioè delle fonti informative sintetiche pubblicate secondo una scansione temporale ravvicinata (la sintesi che producono, al livello più basso ed elementare, deriva proprio dalla necessità di filtro che comporta tale scansione temporale). È evidente come la forza di sintesi dei quotidiani sia l’impalcatura si cui è stata eretta l’autorità e l’autorevolezza degli stessi; la stessa televisione, infatti, non ha potuto erodere tale autorevolezza perché il flusso multimediale che fornisce non produce sintesi ma singole particelle informative, come tutti sanno.
L’autorevolezza dei quotidiani, dunque, è stata basata su questo duplice pilastro: l’intervento costante nel presente ed il potere di creare sintesi del mondo. L’autorevolezza di un singolo quotidiano, poi, è stata data storicamente da linee editoriali forti (o vistosamente e programmaticamente deboli, che è lo stesso) e qualità dei giornalisti. Credo che nello specifico del nostro paese, dunque, per troppo tempo si è attribuito un eccessivo valore alla prima autorevolezza, a discapito della seconda: quando si ottempera a questa sorta di grado zero dell’informazione, però, quello che si ottiene è un sistema fragile.
I principali quotidiani italiani, a forza di dar peso al principio di autoconservazione dell’essere pubblicazioni meramente e robustamente quotidiane, sono divenuti degli animali pigri e mostruosi: autori di palese mediocrità intellettuale assisi in prima pagina, terze pagine spoglie e strutturate secondo il principio dell’hit parade culturale e così via. Si ha a che fare con contenuti sempre più generici via via che ci si allontana dal martellante incedere delle 24 ore: l’opera lirica è affidata a penne che hanno l’unico merito di ribattere sulla distanza (media) tra lettore (medio) ed una sedicente Cultura Alta, le recensioni cinematografiche sono per lo più borborigmi di una pochezza argomentativa imbarazzante. Francamente, se ho voglia di sbirciare un’opinione su una pellicola in visione non apro certo un quotidiano (ma, ad esempio, un blog come … ma sono vivo e non ho più paura).
Come scrivevo giorni fa su FriendFeed, se devo saltare da una pagina all’altra non compro un quotidiano. I miei salti li faccio su Internet.
2 Responses to Io dal giornalaio
gparker
febbraio 27th, 2009 at 10:32
Onorato del paragone.
alessandro
febbraio 27th, 2009 at 12:44
Figurati. Grazie a te per il bel blog che curi.