Sergio Corazzini, La morte di Tantalo

4 mar
2009

La morte di Tantalo

Noi sedemmo sull’orlo
della fontana nella vigna d’oro.
Sedemmo lacrimosi in silenzio.
Le palpebre della mia dolce amica
si gonfiavano dietro le lagrime
come due vele,
dietro una leggera brezza marina.

Il nostro dolore non era dolore d’amore
né dolore di nostalgia,
né dolore carnale.
Noi morivamo tutti i giorni
cercando una causa divina
il mio dolce bene, ed io.

Ma quel giorno già vanìa
e la causa della nostra morte
non era stata rinvenuta.

E calò la sera su la vigna d’oro
e tanto essa era oscura
che alle nostre anime apparve
una nevicata di stelle.

Assaporammo tutta la notte
i meravigliosi grappoli.

Bevemmo l’acqua d’oro,
e l’alba ci trovò seduti
sull’orlo della fontana
nella vigna non più d’oro.

O dolce mio amore,
confessa al viandante
che non abbiamo saputo morire
negandoci il frutto saporoso
e l’acqua d’oro, come la luna.

E aggiungi che non morremo più
e che andremo per la vita
errando per sempre.

Sergio Corazzini, La morte di Tantalo, 1907, pubblicata postuma. Per chi pensa che Corazzini non sia stato se non il poeta querulo e dal peritoso ripiegamento interiore che emerge dalle letture più superficiali di Desolazione del povero poeta sentimentale.

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