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Delle cospicue novità in casa Facebook hanno scritto e parlato in tanti. Ai miei occhi, l’elemento di maggiore interesse risiede nell’avvicinamento della fruizione delle Pagine a quella dei profili degli utenti comuni. Ciò ridisegna, inevitabilmente, il concetto di friendship all’interno di questo social network: l’amicizia, che in precedenza si era già spostata da un significato strettamente territoriale (gli studenti di Harvard, agli albori) ad un significato via via più universale, ma nella quale permaneva la barriera formale dell’omogeneità (da persona a persona se non, nella percezione di molti, da persona conosciuta a persona conosciuta), è ormai dichiaratamente un principio di connessione puro, principio che attesta un mero interesse a ricevere e scambiare flussi di informazioni tra entità anche eterogenee (persona e brand, ad esempio).
Avevo scritto delle caratteristiche estensive del concetto di friendship in Facebook in un post precedente. A questo punto mi è utile riallacciarmi alla serie di post sulla teologia del digitale: lo stupore di molti utenti e studiosi di Facebook nel vedere le oscillazioni concettuali in questo social network presuppone, a mio parere, una ulteriore manifestazioni di tale teologia del digitale; infatti, reputare i concetti su cui si basa l’impalcatura di una creatura online come Facebook dei concetti immobili mi pare un errore da imputarsi ad una assolutizzazione arbitraria, che ha come origine culturale il concepire i concetti applicati alle reti sociali non come parole ma come enti.
“Amico” in Facebook è un lessema, con una storia passata ed una mobile storia futura. Può mutare il proprio perimetro dei significati e l’ambito dei concetti a cui si oppone così come, per una paradossale legge del mutamento, rimanere invariato per un ampio lasso di tempo. È probabile che questa assolutizzazione derivi dalla consuetudine di trasportare abitudini e tempi del software offline nel caotico cantiere delle applicazioni online e sociali: un’applicazione offline ha tendenzialmente tempi di sviluppo e relazione con gli utenti molto più lenti di quelli rinvenibili nei programmi online, quindi anche gli stessi concetti del mondo applicativo offline hanno decadenza più lenta e vita complessiva più lunga.
Nell’universo online, invece, la stretta ed incessante relazione con gli utenti (e degli utenti tra loro) provoca sconquassi e lacerazioni nei concetti e nei lessemi che questi abitano. Ovviamente, l‘odore di eternità dei concetti offline è altrettanto illusorio dell’assolutizzazione dei concetti nei social network: ma è illusorio in modo più pervicace, nascosto e diafano per coloro che manipolano gli strumenti in cui tali concetti si manifestano.
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