Gli eccessi del fotoritocco. Da un articolo di Maria Luisa Agnese apparso oggi sul Corriere online:
La Francia lancia il bollino antiritocchi sulle immagini delle star – Corriere della Sera
Peccato invece che da quando Mert and Marcus, i due fotografi che per primi avevano dato dignità e cornice artistica all’uso della manipolazione estetica nella foto, la rincorsa all’abuso del mezzo sia stata sfrenata e spesso senza limiti. Il sistema dei media patinato è tuttora restio a farsi imbrigliare: in una recente intervista a 60 minutes, il direttore di Vogue Anna Wintour ha difeso il diritto ad avvalersi del Photoshop: «Non vedo perché non debba usarlo se ho una foto di Hillary Clinton», ha detto con perfidia poco solidale. Ma ha anche alzato inni a una foto di Irving Penn che raffigurava con luce naturale e cruda una donna grassa e nuda, apparsa sul suo giornale per illustrare un articolo sui pericoli dell’obesità: «È la classica foto che obbliga il lettore a fermarsi» ha riconosciuto Wintour. È il segno che il retro pensiero sulla prevalenza della foto-verità avanza.
Mi pare che la conclusione qui riportata sia più un modo per chiudere formalmente il pezzo che una chiusa sufficientemente meditata. Anna Wintour, infatti, dimostra di apprezzare il realismo fotografico quando questo è al servizio di una rappresentazione volutamente sporca e degradata del reale (oltretutto con una punta di moralismo): l’esatto contrario della rappresentazione pittorica insita nel fotoritocco, che testimonia uno status di eccellenza.
Da una parte il reale più che reale, dall’altra un altrove di ricchezza, splendore e bellezza geometrizzata. Insomma, il giudizio di Wintour più che manifestare una rivincita della foto-verità conferma, al contrario, la necessità ed il fascino distanziante del fotoritocco per chi ne fa uso.
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