Un paese punk

5 giu
2009

Gramellini su Fogna su fogna – LASTAMPA.it

Cosa spinge sessanta albergatori di un’isola incantata a svuotare le fogne direttamente in mare, davanti a una delle spiagge più belle, ammorbando la natura che dà loro lavoro e benessere?

Il terzo fattore, a mio avviso il più grave, è la morte del futuro. Ne parlo spesso, forse per esorcizzarla. Ma in quei sessanta albergatori che per risparmiare il costo di uno smaltimento corretto dei rifiuti accettano il rischio di inquinare i luoghi nei quali vivono e sulla cui bellezza campano, vedo la mentalità diffusa di chi considera domattina l’ultimo orizzonte immaginabile della propria vita. E pur di far quadrare i conti della settimana è disposto a pregiudicare quelli dei figli e dei nipoti.

Qualcuno si chiede come mai in Italia il movimento punk non abbia mai attecchito realmente. Il motivo, forse, è che il nostro paese dell’estetica punk non ha mai avuto realmente bisogno: cibo vizzo buttato sopra imbandigioni secolari. Abbiamo fatto passare avanti ed assimilato replicandolo, con inesausta lentezza e parsimonia nei tempi ma liberalità nelle energie spese, il succo di criniere e spilli ed agri metalli. No future. Nessun futuro davanti.

Negli Stati Uniti ed in Inghilterra, però, l’aspra guerriglia senza futuro si è esaurita in una manciata di anni. Nasceva da una catena di isolati atti di negazione, per questo è stato un frutto spolpato dall’interno ed esaurito nella storia. Da noi il no future è un caldo proposito di affermazione, espansione e conferma: difficilmente affamati e volenterosi del cambiamento se ne potranno liberare.

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