I professionisti ed il tramonto di ciò che permane

8 giu
2009

Il quotidiano l’Unità ha recentemente pubblicato la traduzione di una conferenza dello sceneggiatore e regista John August. Interessante, merita di essere letta tutta. Mi lascia perplesso, però, parte della chiusura:

Quello che vi chiedo, quello che vi supplico di fare, se potete leggere tra le righe, è di affrontare questi nuovi strumenti da professionisti, non da dilettanti. Al contrario di quell’orribile notiziario, che è stato riciclato, il vostro blog sarà disponibile per sempre. Per sempre. Gli storici lo leggeranno e si chiederanno, “Cristo. Ma non avevano il correttore automatico?”

Ho l’impressione che, come molti altri, August faccia l’errore di confondere la permanenza delle informazioni nella Rete con la permanenza come la si è conosciuta nei media pre-Internet. La permanenza in Rete è un frutto della tecnologia, fuori della Rete è invece indirizzata dalla cura nel tempo delle informazioni: la cura è riservata ai capolavori, che vengono tramandati e conservati di generazione in generazione. Il “per sempre” dei capolavori, nell’evidenza fisica della trasmissione del sapere, è tutto qui.

Non credo che la permanenza tecnica possa trapassare nell’eternità informativa, a meno di non passare per gli stessi filtri qualitativi da cui emergono, con nobile lentezza, i capolavori. Non c’è nessuna evidenza, insomma, che la teologia del digitale trasformi l’acqua in vino quando attraversa Internet.

Per questo penso che August si sbagli quando afferma che bisogna essere professionali poiché ciò che pubblichiamo online sarà disponibile per sempre; al contrario, la professionalità potrà aiutare la permanenza di ciò che rendiamo pubblico, fino a farla avvicinare alla piccola eternità del capolavoro, al lavorìo del tramandare.

È proprio qui che l’argomento di August si dimostra più debole. È possibile che il blog con la storia del gatto citato nell’articolo sia leggibile nei prossimi decenni o secoli; ciò non significa, però, che tale blog verrà letto come opera giudicabile secondo i canoni della professionalità personale: sarà ancora in Rete ma, forse, non verrà ricercato ed individuato come opera di un singolo, costituendo un mero dato di testimonianza informativa. E ad un dato tronco del soggetto nessuno chiederà rigore, ricerca della verità o consistenza, così come nessuno si chiede se siano vere le informazioni sul mondo contenute in un geroglifico.

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