Il paradigma Facebook ed i migranti dei social network

27 giu
2009

Il numero di utenti del social network FriendFeed sta aumentando e, nella crescita, il profilo relazionale di questi è in mutazione. La mia impressione è che tale mutazione derivi dal costituirsi di Facebook come paradigma implicito per l’uso delle altre reti sociali; ciò in modo simile a quanto è avvenuto, in passato, per la fruizione del web forgiata sul paradigma creato dai motori di ricerca.

Ecco degli esempi di come, a mio parere, una sostanziosa fetta dei nuovi iscritti a FriendFeed abbia attuato un travaso significativo da Facebook al nuovo social network, sia nelle modalità di percezione che nei campi d’utilizzo:

  • Il follow di FriendFeed viene interpretato in modo simile alla richiesta di amicizia su Facebook. Seguire qualcuno su FriendFeed non implica che questo segua me: la friendship su Facebook necessita reciprocità, il follow su FriendFeed no. Questo comporta una maggiore passività da parte dei nuovi utenti di FriendFeed, che di fronte alla facilità con cui si creano relazioni (a senso unico) su questo social network non forniscono informazioni dettagliate su di sé.
  • All’assenza di informazioni personali si unisce l’assenza di quella strategia di collocazione, specifica di FriendFeed, che consiste nell’inserire il proprio flusso di dati (aggiornamenti del blog, immagini caricate su Flickr e così via) come delimitatore personale. In FriendFeed, infatti, ci si identifica (e si creano relazioni) attraverso questo stream: ma l’utente passato per Facebook già si reputa identificato attraverso il follow, quindi salta ed elude significativamente questo passaggio fondamentale.
  • Il “tu chi sei?” su Facebook sembra scomparso, dal punto di vista dell’utente migrante, mentre in realtà ha semplicemente cambiato di segno. “Cosa mi dai?” è la domanda-relazione di FriendFeed; l’aver eluso informazioni personali e flussi impedisce al nuovo utente di porsi in ascolto di questa domanda.

Come si può intuire facilmente, questo travaso attuato dai migranti dei social network genera anche una riscrittura del funzionamento delle reti sociali che attraversa. Come spesso succede, quindi, coloro che sviluppano delle piattaforme sociali forniscono agli utenti degli argini comportamentali e d’uso ma, al tempo stesso, osservano gli straripamenti e ridispongono, secondo sviluppi imprevisti, barriere ed aperture.

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giugno 27th, 2009 at 20:46

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