Il DRM negli ebook non è il male, è solo un’idiozia

21 set
2009

Sono molto ben disposto verso l’acquisto di libri in formato elettronico. Ma non comprerò nulla che sia protetto tramite DRM. Non è un’antipatia personale, né una presa di posizione volontariamente ideologica. Semplicemente:

  • Premessa: l’adozione di sistemi DRM sui file musicali è stata un fallimento e tali tecnologie di controllo vengono via via abbandonate da molti dei più fervidi sostenitori di queste.
  • Un libro presuppone una biblioteca. Un brano musicale non presuppone necessariamente una discoteca. Ogni famiglia possiede un più o meno nutrito numero di libri considerati classici (Divina Commedia, il teatro di Shakespeare e così via) che orientano non solo gli spazi nella libreria ma l’orizzonte d’attesa stesso degli acquisti futuri, anche quando si tratta di comprare un best seller usa e getta. Poche famiglie posseggono invece una discoteca con, ad esempio, l’integrale delle sinfonie di Mozart o le principali composizioni per organo di J.S.Bach.
  • Per ragioni culturali l’acquisto di musica sopporta il peso dell’effimero molto più che l’acquisto di libri: compriamo un disco o un singolo brano musicale da uno store online indipendentemente dalla volontà di costruire una discoteca. L’acquisto musicale, dunque, è meno legato al permanere dei contenuti musicali nel tempo rispetto all’acquisto di contenuti testuali.
  • Il DRM funziona meglio quando il contenuto da proteggere ha un carattere effimero. Se io penso di voler accedere ad un contenuto in un tempo futuro, infatti, il DRM costituisce un ostacolo insormontabile perché mi priva di un controllo personale e pervasivo sul contenuto stesso (oggi posso leggere sul mio PC o e-reader un file protetto con DRM ma domani?). Se il DRM non ha funzionato per la musica, è altamente improbabile che possa avere efficacia per un medium in cui la volontà di conservazione è così spiccata come il libro elettronico.
  • Non solo, infatti, si desidera conservare un testo acquistato dopo un’immediata fruizione iniziale ma possono sussistere esperienze di fruizione del testo molto distanti temporalmente dall’acquisto. Il DRM presuppone, invece, che il contenuto protetto venga letteralmente bruciato dall’acquirente nel presente: solo in questa vera e propria combustione i vantaggi del DRM per il fruitore possono oscurarne momentaneamente gli evidenti svantaggi.
  • Il DRM non protegge dal rischio di copie abusive degli ebook sulla Rete. Nei circuiti P2P, infatti, si trovano con facilità ebook di testi non ufficialmente digitalizzati: gli ebook (illegali) esistono prima degli ebook e prima, quindi, che un lettore possa aver voglia di condividere con il resto del pianeta il libro elettronico appena acquistato.
  • Del resto, l’attenzione esclusiva di molte case editrici verso ipotetiche orde di lettori presi da incontinenza condivisoria rivela un’incompresione di fondo delle dinamiche di propagazione delle informazioni in Internet: non è più realistico (se lo è mai stato) tentare di impedire la stampa di fotocopie fermando, tendenzialmente, ogni singola persona che si rechi furtivamente in un centro fotocopie con un libro in mano; nella Rete la propagazione infinita non richiede infiniti atti di duplicazione: come sanno tutti, è sufficiente che un file entri in Internet da un solo indirizzo IP per dare avvio alla feroce macchina della propagazione.

Invece di tentare di sconfiggere la pirateria impedendo le azioni di propagazione, le case editrici che pubblicano ebook o sono intenzionate (obbligate, direi) a farlo nel futuro prossimo devono tentare di sedurre il lettore: alle sedizione degli illeciti nella fruizione si risponde con la seduzione di edizioni elettroniche accurate, prezzi corretti, praticità negli acquisti e mobilità dei dati non osteggiata.

Io, ad esempio, sarei un cliente affezionatissimo di una casa editrice che proponesse i propri ebook al 50% del costo del titolo cartaceo, in un efficiente negozio online e senza DRM d’intralcio. Cara Lungimirante Edizioni, con una politica di vendita del genere la mia luccicante carta di credito è tutta tua.

Altri post su argomenti simili:

4 Responses to Il DRM negli ebook non è il male, è solo un’idiozia

Avatar

daniele

aprile 5th, 2010 at 22:42

quoto in pieno. Io aspetto con impazienza che i prezzi degli e-reader scendano e che le case editrici italiane inizino a proporre cataloghi degni. Ma se pensano di impedirmi cose normalissime come copie di backup, spostamenti di intere librerie da un dispositivo ad un altro e cose varie, li mando a quel paese e rimango alla carta, allo scambio tra amici e alle fotocopie.

Avatar

Alessandro

maggio 13th, 2010 at 19:42

Sono perfettamente d’accordo, e mi spingo oltre: ho recentemente scaricato Altai e Q del gruppo wu ming, distribuiti con licenze CC liberamente dal loro sito, mi sono piaciuti, ci sono tornato e gli ho donato 10 €, ci hanno sicuramente guadagnato di più che se avessi comprato le edizioni cartacee.

Altro che DRM!

Avatar

Paolo

marzo 25th, 2011 at 15:29

Secondo me il discorso è sbagliato, vorrei vedere se spendi un anno a scrivere un libro e vendi solo il 20% delle copie perchè il resto della genete che lo ha letto lo ha scaricato abusivamente in rete…
E’ ora di mettere dei seri paletti e fare leggi più severe che tutelano gli autori.
Purtroppo a questo livello ci hanno indotto le varie case editrici e discografiche, arrivando a proporre album e libri a prezzi astronomici.
Invece condivido il discorso degli sconti, ovviamente se abbassassero anche i prezzi del formato cartaceo preferirei di gran lunga un libro o un CD in “carne e ossa” piuttosto che un semplice file…
Però ci tengo a ripetere che spesso dobbiamo vestire anche i panni dell’autore e non solo quelli del consumetore, poi magari mi stò sbagliando…

Avatar

alessandro

marzo 25th, 2011 at 18:16

Paolo, l’adozione dei DRM purtroppo non si rivela di grande utilità nell’arginare il fenomeno della pirateria: si tratta di tecnologie che coloro i quali condividono in Rete contenuti protetti da copyright riescono a eludere con grande facilità. Del resto, per come è organizzata la diffusione dei dati su Internet, è sufficiente un singolo condivisore per far sì che un ebook sia disponibile per una massa enorme di fruitori. In questo, come è evidente, i DRM come quello di Adobe finiscono per ostacolare esclusivamente il lettore comune, quello che non ha nessuna intenzione di condividere il proprio libro acquistato in Rete ma vuole, semplicemente, poterlo fruire in piena libertà. Tutto ciò lo scrivo anche da autore, sapendo benissimo quanto sia spinosa e rilevante la questione relative alle possibili perdite nelle vendite: solo, la soluzione non mi pare costituita dall’adozione dei DRM invasivi (li definisco invasivi per contrapporli ai social DRM).

Comment Form

top