Manifesto dell’Editore, via l’Autore!

26 set
2009

Immagino che molti dei frequentatori di questo blog abbiano letto il saggio Il Manifesto dell’Editore del XXI secolo di Sara Lloyd, editore della Pan Macmillan. Bene. Se non l’avete letto leggetelo, perché traccia con vivace intelligenza le possibili e probabili coordinate dei progetti editoriali nell’immediato futuro.

Se il libro ha perso le forme del volume cartaceo,
se un libro è intimamente interconnesso con gli altri libri,
se il testo è solo una delle componenti che costituiscono un libro,
cosa rimane del concetto di Autore?

Nel saggio, il concetto di Autore viene prima sciolto nell’acido e poi riportato in vita: nel testo sono infatti citate ed assimilate le teoria presenti in La morte dell’Autore di Roland Barthes eppure, nelle pagine successive, lo spirito di dissoluzione del testo barthesiano viene accontonato per un ritorno pacificante dell’Autore come entità non ambigua. Eppure, mi pare evidente come la centralità dell’upload nella fruizione attiva dei contenuti e l’interconnessione dei libri ridefiniscano, con indubbia forza, non solo la figura dell’Editore ma anche quella dell’Autore.

Una soluzione, pur abborracciata, per superare questa impasse concettuale può essere quella di considerare il libro come una progettualità compiuta: spostando l’attenzione, cioè, sull’atto e non più sull’agente. Una progettualità compiuta ordinata secondo scrittura. In questo modo, si riuscirebbe anche a dare il giusto peso alla centralità non più esclusiva del testo: il libro, dunque, segue l’organizzazione della scrittura ma non si esaurisce nel testo. Infatti, un insieme di contenuti multimediali eterogenei difficilmente può essere pensato come libro se non mediante l’ordito, la tela di segni intessuta dal testo. Magari, semplicemente, la tela diafana di un indice o di una bibliografia.

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