Il mio vicino Totoro di Miyazaki, polarità e meccanismo

28 set
2009

Ho visto in sala Il mio vicino Totoro di Hayao Miyazaki. Riporto qui un paio di rapidissime notazioni da novizio dell’animazione.

  • Nei film della Pixar la struttura narrativa funziona in termini di meccanismo. Gli eventi ed i personaggi, infatti, formano reciproci incontri duraturi od occasionali, pacifici o conflittuali, a seconda che i meccanismi narrativi attivati costruiscano o meno un’articolata catena di azioni e reazioni. All’origine dell’entusiasmo dello spettatore, in tal caso, c’è il piacere del buon funzionamento del mondo mentre il rischio implicito, quasi sempre eluso, in queste dinamiche della narrazione è l’insorgere di una meccanicità vistosa (la meccanicità è un meccanismo non più attivamente eterodiretto). In questo senso, i poli oppositivi sviluppati dai personaggi sono poli tutti interni al meccanismo: ciò spiega quella sorta di appagamento nella circolarità che è parte integrante del piacere estetico legato alla visione delle creazioni della Pixar.
  • In Totoro di Miyazaki la polarità nei personaggi è verticale, ripida ed assoluta. Non assistiamo al dispiegamento vivido di un meccanismo ma al flessuoso e liquido incresparsi della natura, in attesa che la crosta del visibile riveli, spaccandosi, agnizioni ed epifanie divine; in Miyazaki gli oggetti, talune volte, si raddensano miracolosamente in imprevisti grumi del sacro (agnizioni) e, talaltre, si fanno momentaneamente da parte per cedere il posto al divino (epifanie). In alcuni momenti della pellicola può sembrare che non accada nulla: in realtà, si sta solo preparando il grande slittamento di polarità. Del resto, questa polarità vistosa rende possibile e decisamente non retorica una contraria armonia tra quei personaggi che partecipano ad un medesimo campo polare: la famiglia mostrata in Totoro, caratterizzata da un caldo e pacifico abbandono negli affetti, risulterebbe non solo noiosa in un film Pixar ma con tutta probabilità incomprensibile.
  • Al termine della visione di Totoro riflettevo sulla diffidenza, ancora piuttosto comune, nei confronti dei film d’animazione. In questa diffidenza trovo ci sia un’acquiescenza culturale che ha tratti davvero paradossali. Nessuno, infatti, dubita di trovarsi di fronte ad un’opera d’arte quando si tratta di giudicare un’immagine statica in cui vengano rappresentate figure fortemente stilizzate (penso, ad esempio, alle opere pittoriche di Henri Rousseau detto “Il Doganiere”); se le stesse figure stilizzate vengono inserite in una collana d’immagini in movimento, invece, la destinazione dell’opera ad un pubblico infantile viene data per scontata.

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