Il lucchetto no, non l’avevo considerato

1 ott
2009

A scadenze più o meno regolari, all’interno del social network FriendFeed fioriscono accese discussioni sull’opportunità o meno di proteggere da sguardi indiscreti (in gergo, lucchettare) il proprio account ed il relativo flusso di informazioni. E, chiaramente, il punto di vista iniziale di chi innesca la miccia nelle discussioni è di manifesta ostilità nei confronti dei lucchetti. Devo ammettere che trovo molto più interessante l’insorgere ripetuto di questi thread oppositivi, spesso fluviali, dei possibili argomenti che è possibile portare per avvalorare l’una o l’altra tesi.

Un dato iniziale che assume l’aspetto del paradosso: nel caso di Facebook l’attenzione per la privacy è vista da tutti i partecipanti come sana e virtuosa. Nel caso di FriendFeed, invece, la ricerca della privacy spesso non è considerata un valore. È possibile che ciò derivi dal diverso peso che hanno, nei due social network, le differenti forme del flusso di informazioni: su Facebook l’attenzione per la privacy nasce dal prevalere della condivisione di immagini, mentre su Friendfeed la diffidenza nei confronti di forme di protezione deriva dal prevalere dei messaggi testuali? Le immagini sono private e presuppongono una condivisione tra conoscenti, il testo è un flusso pubblico e quindi deve essere condiviso con tutti. Ovviamente, si tratta di una percezione parziale e distorta: esistono immagini eminentemente pubbliche e messaggi necessariamente privati. Del resto, anche il telefono non è altro che lo strumento terminale di un social network e, in tal caso, nessuno si stupisce del fatto che le telefonate siano private.

In più FriendFeed può essere visto, più o meno arbitrariamente, come uno strumento di ascesa sociale 2.0 (può, infatti, creare ipotetici contatti con “blogstar”, giornalisti, imprenditori e così via). Ed è chiaro come la tutela della privacy possa cozzare contro questa visione di FriendFeed quale eden relazionale.

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