che trovi a destra della categoria che vuoi seguire.(Attenzione! In questo post si fa riferimento a link e contenuti online con più di una settimana di vita sulle spalle. Passati, trapassati e stantii, insomma. Ciò può nuocere gravemente alla salute: c’è il rischio di leggere argomentazioni articolate e concetti meno evanescenti di un gelato al sole in pieno agosto. Io vi ho avvertiti.)
Il 40% dei messaggi scambiati su Twitter è costituito da informazioni superflue (Agosto 2009). L’80% dei tweet, poi, ha come contenuto la comunicazione dello status dell’autore stesso dei tweet (Settembre 2009). Che si tratti di banalità belle e buone è anche banale ribadirlo. Più interessante è il fatto che, nato Twitter nel 2006, a tre anni di distanza ancora ci si interroghi sull’entità dei messaggi scambiati all’interno di questo servizio di micro-blogging; l’ovvietà delle interrogazioni e la vacuità delle risposte sono quindi, anch’esse, delle informazioni sull’anatomia del servizio e sulla percezione comune di questo.
A mio parere, non ci si è ancora arresi al fatto che Twitter funzioni come un variabile e fluido commutatore di funzioni linguistiche (la ripartizione qui usata segue quella classica di Jakobson) : se a prevalere nei brevi messaggi scambiati, infatti, è la funzione emotiva (centralità dell’emittente) è perché questa oscilla continuamente e declina verso la funzione fàtica (centralità del canale comunicativo); su Twitter, infatti, l’urgenza di esprimere il proprio status è tutt’uno con l’urgenza di ribadire continuamente la propria presenza sul social network, confermando così un’attenzione implicita e costante verso il canale di comunicazione.
Del resto, il vincolo dei 140 caratteri riservati ad ogni atto comunicativo determina una costrizione che fa slittare l’atto, non infrequentemente, verso le arditezze formali e la ricchezza semantica della funzione poetica; questo vincolo, in aggiunta, non può non ricordare il vincolo della versificazione in poesia.
Dato che, poi, i tweet di carattere personale tendono, nei messaggi trasmessi, a separare il Mondo dal perimetro linguistico espresso nell’atto comunicativo (su Twitter parlo di me quando non parlo di Twitter stesso o dei miei follower) è inevitabile che molti tweet autoreferenziali rimandino fortemente ad un contesto (funzione referenziale). Infine, il borbottio continuo sugli strumenti comunicativi forniti da Twitter (dei tweet sulla funzionalità di retweet, ad esempio) non è altro che una manifestazione della funzione metalinguistica.
Il dato interessante non è certo che all’interno di Twitter, banalmente, ci si possa esprimere potendo contare su un ampio raggio di funzioni linguistiche manipolabili. L’elemento di spicco di questo medium è la porosità funzionale, la facilità cioè con cui un messaggio di carattere emotivo può diventare anche fàtico, poetico e referenziale. I confini funzionali vengono costantemente disarcionati. Credo che il motivo di ciò vada rinvenuto nell’unione fra il limite imposto nella lunghezza dei messaggi scambiati e l’attitudine alla socialità moltiplicata dei tweet (la presenza contemporanea di più follower); questa adesione tra limite quantitativo nel testo e molteplicità dei destinatari innesca una reazione che porta all’abbattimento delle fragili barriere tra le funzioni linguistiche.
Sulla funzione fàtica in Twitter vedi anche Apogeonline, Gli haiku sociali di Twitter di Pietro Izzo.

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2 Responses to La porosità funzionale di Twitter
Sara
ottobre 21st, 2009 at 18:10
Bellissimo post, Alessandro. Molto suggestivo
alessandro
ottobre 21st, 2009 at 19:25
Grazie mille, Sara! Sei molte gentile.