Mi piacciono i romanzacci di Clive Cussler. Preso dalla curiosità per i romanzi d’avventura, qualche settimana fa ho finito di leggere sul mio ebook reader I pirati della Malesia di Emilio Salgari. Le affinità tra i mondi narrativi dei due autori, ovviamente, sono molteplici ed evidenti anche ad una lettura disattenta (intendo, ancora più disattenta della già disattenta fruizione che si dedica ad opere similari). Di piana visibilità risultano anche le differenze più vistose: soprattutto, una maggiore complessità delle strutture del racconto in Cussler. È possibile un raffronto tra Sandokan, protagonista del più noto ciclo salgariano, e Dirk Pitt, eroe indistruttibile dei principali romanzi di Cussler? Direi di sì, soprattutto se un simile raffronto consente di mostrare in filigrana le divergenze profonde tra i due.
La posizione dei protagonisti rispetto al lettore. Dirk Pitt è l’elemento narrativo propulsivo delle vicende: le sue azioni balzano di fronte al lettore, lasciando al narratore sovente il ruolo di mero fotografo imparziale degli eventi. Sandokan, prima di raggiungere il lettore, passa per il forte e incisivo corpo narrante di Salgari. La sensazione è quella di dover osservare Sandokan come dietro un serica muraglia di pulviscolo, carezzevole ma oppositiva. Tutto il mondo di Cussler può essere rivoltato come un guanto: troveremo sempre Dirk Pitt nascosto lì, intento a tradurci il caotico universo degli atti irrelati in eventi e gli eventi in azioni pubbliche. Dietro il mondo narrativo di Salgari c’è anche Sandokan, ma con un’incertezza nella messa a fuoco (che, sia chiaro, non è un difetto) assente nell’altro. Sandokan non risolve, lascia oscure insenature ed ombrosi anfratti per il lettore.
L’età dei protagonisti. I personaggi di un racconto hanno almeno due età: quella narrativa e quella di trasposizione psicologica. La prima è in mano all’autore. La seconda, se è visibile, lo è quando il personaggio non viene sciolto compiutamente negli eventi ma mostra, nel voltare di una pagina o nel rapido zimpillare di un dialogo, un’età che disvela più l’autore che il personaggio. Questa seconda è un’età ideologica: ferma artificiosamente l’età narrativa, bloccata in un comportamento dissonante o momentaneamente incongruo.
Sandokan ne I pirati della Malesia non china mai il capo se non quando vengono a colpirlo a morte, dal mondo civilizzato opaco crudele, i legami parentali. Sandokan è, nel nero rovescio dell’ubertosa violenza del paesaggio salgariano, un quindicenne che si risveglia da un sogno di onnipotenza (e, chiaramente, l’ambientazione esotica è il fragoroso detonatore di un desiderio di potenza illimitato): la mente saccheggia spazi e distrugge confini ma solo finché spazi e confini possono venire manipolati e raddensati dagli zuccheri della fantasia; poi arrivano i parenti e dalla vigoria onirica dell’età adulta si passa, in un attimo di buio, al balbettio dell’adolescenza.
Dirk Pitt non manifesta simili escursioni improvvise tra un’età e l’altra. Se nella lettera della narrazione ha quaranta anni, il protagonista dei romanzi di Cussler presenta sotterraneamente un’età psichica costante: è un saldo ventenne che, nel pieno delle forze fisiche e mentali, scopre con foga inesauribile il proprio potere di trasformazione sul mondo. Trasformando in modo inesausto, si nutre di tutti gli elementi antagonistici che formano lo scheletro della narrazione. Per questa ragione, nulla nei mondi narrativi di Cussler può dirsi estraneo all’orbita di manipolazione distruttiva di Dirk Pitt.

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