Quando i prezzi li crea l’abitudine

10 dic
2009

Molti store online di musica presentano prezzi differenti a seconda della qualità audio dei file che si prelevano. Si comportano così, ad esempio, Mindawn e Passionato: se un brano musicale è in formato lossy (MP3 o OGG) questo ha un costo minore del corrispondente brano in formato lossless (FLAC). Questa politica dei prezzi è esclusivamente basata sulle abitudini di acquisto e di percezione. Infatti:

  • Nell’acquisto di riproduzioni musicali analogiche esisteva una corrispondenza, una analogia appunto, tra il bene riprodotto acquistato e l’oggetto musicale originario. Più il bene riprodotto era simile all’oggetto originario, più l’analogia si avvicinava alla corrispondenza diretta e più, quindi, il bene acquistato aveva valore. In questa oscillazione qualitativa tra riproduzione e corrispondenza permaneva certo un’ombra, seppur fugace, di quella mistica dell’aura di cui scrive Walter Benjamin ne L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.
  • Un aumento della vicinanza tra riproduzione analogica e oggetto musicale originario poteva giustificare, per un bene, un aumento di prezzo. Questo perché il progressivo e infinito avvicinamento fra originale e copia richiedeva, di miglioria in miglioria, la valutazione di costi nell’aggiornamento tecnologico. Il salto da riproduzione analogica a riproduzione digitale ha eliminato l’analogia sonante tra riproduzione e oggetto originario ma ha fatto permanere, estremizzandola, la valutazione dei costi di aggiornamento.
  • Nel flusso dei beni musicali digitali, i formati lossless costituiscono un miglioramento qualitativo rispetto ai formati lossy per i fruitori ma non per i distributori; vale a dire, tale passaggio qualitativo non comporta per i secondi alcun salto tecnologico (traducibile in costi aggiuntivi). Per i distributori, dunque, MP3 e FLAC sono formati paratattici, così come sono sullo stesso piano produttivo un file audio a 128kbps e un altro a 320kbps.
  • Se si prescinde dalle abitudini di acquisto e percezione (ben sfruttate da produttori e distributori, ovviamente), nei flussi musicali digitali il costo dovrebbe essere legato da una parte al bene originario come volontà di fruizione ideale, dall’altra alle caratteristiche variamente declinabili della fruizione stessa. In un mercato pienamente moderno, quindi, si dovrebbe pagare la volontà di ascolto, ad esempio, di una determinata sinfonia eseguita da uno specifico direttore con una singola orchestra, indipendentemente dal formato e dalla codifica del file prelevato; inoltre, fruire di un bene musicale può voler dire l’acquisto di questo, l’ascolto per un mese o una settimana, l’evanescente ascolto in streaming e così via. Le caratteristiche delle fruizione, dunque, non riguarderebbero più la qualità tecnica dell’ascolto ma la permanenza del bene ideale nel tempo personale di fruizione dell’ascoltatore.

Altri post su argomenti simili:

Comment Form

top