Si parla molto della mostra dedicata alla pittura di Caravaggio presente attualmente alle Scuderie del Quirinale, in suolo capitolino. Le opere visibili sono tante oppure poche? L’affluenza è galvanicamente ampia oppure tediosamente eccessiva? E via di coppie oppositive per raccomandarne o sconsigliarne la visione. Fuor dei legittimi dubbi e degli accesi entusiasmi, semplicemente segnalo un elemento contingente della mostra che, durante la mia passeggiata quirinante, ha assunto un rilievo inaspettato: l’ininterrotta fiumana estatica dei telefonanti. Claudicanti ottuagenari con movenze rugose, augusti cinquantenni d’oltralpe dal piè fermo e la mobile favella, torme d’occhi inquieti affissi alle pareti. Tutti con un’audioguida fra le mani, telefono oracolare per orecchie-occhi. Parlavano con Caravaggio, probabilmente.
Posso capire per una mostra in cui vengano esposte opere di contemporanei, classici ignoti, bigiotterie settecentesche od ombrosi ritratti di perdute famiglie. Ma Caravaggio? Quale inaspettata incursione dell’imprevisto impedisce al visitatore di sfogliare un qualsiasi volume di storia dell’arte delle scuole superiori, un’ora prima della visita? Meglio la masticazione culturale grazie alla quale s’attraversano stanze e s’intravedono barbagli sulle tele, fitte le orecchie sull’oracolo. Bolo di nozioni che nasconde la pittura alla vista, nel riempire la brocca dell’orecchio con la costanza del lavoro intellettuale. Del lavoro. Non si può guardare veramente nulla lavorando, figuriamoci Caravaggio.
Eppure bastarebbe la dimenticanza che dà la lettura (ripeto, una qualsiasi lettura), volendo: non ci si difende dall’opera, così, la si sagoma e poi si butta la sagoma insieme all’opera che la lettura ci ha fatto intuire. A meno che non si desideri proprio riempirsi di cultura; in questo caso, magari una telefonata a Caravaggio può servire.

3 Responses to C’è Caravaggio al telefono, te lo passo?
Francesco
marzo 7th, 2010 at 23:43
Caravaggio per un metalmeccanico di Cassino è oscuro quanto l’astrattista Agnes Martin. Non facciamo gli snob suvvia… Che fastidio darà mai un audioguida? Non trilla, non si illumina, non vibra. Di buono c’è che ti permette di concentrarti sul quadro; notare i dettagli nonostante la bisbigliante massa umana in cui ti trovi immerso.
Francesco
alessandro
marzo 8th, 2010 at 08:58
I più danneggiati dalla cultura delle audioguide sono proprio i metalmeccanici di Cassino, se non trovano neanche il tempo – prima di farsi un’ora di fila per entrare alla mostra – di dedicare mezz’ora della propria vita alla lettura sommaria di un testo di base su Caravaggio (ci sono volumetti che presuppongono a malapena la terza media e questi, per orientarsi ad una mostra, sono più che sufficienti). Il problema delle audioguide non è che diano fastidio ai visitatori vicini, è che sono un impedimento per chi le utilizza e fanno credere che la fruizione di un’opera d’arte coincida con un attento sincronismo tra visione dell’opera e ascolto di una voce che descriva committenze e pecularietà dell’opera stessa. Io credo che questo sincronismo sia diseducativo, ricordando il coatto sincronismo del lavoro. Che ci si possa concentrare su un quadro con queste modalità di fruizione mi pare molto difficile; ma magari è un problema mio.
Elena
marzo 12th, 2010 at 18:35
Anche io giorni fa ho scritto qualcosa su questa mostra (ah, sono una la tua vicina di Anobii, Mirtilli), condivido quello che scrivi sulle audioguide, non ci avevo mica mai pensato in questi termini…ma ho sempre pensato che io l’audioguida la prenderei solo se più che osservare le opere avessi bisogno di far passare il tempo…comunque, quello che invece ho scritto io riguarda il “fenomeno Caravaggio”, e il mio timore che anche lui faccia la fine degli impressionisti, ovvero di ritorvarmelo stampato anche sui calzini. Non è snobismo, è timore che il marketing uccida l’arte.