Sfogliando il Gambero Rosso 2011, alla voce Ravenna troviamo una sola, sparuta segnalazione gastronomica: il ristorante Il Cappello. Si tratta senz’altro un locale valido ma la cui solitaria indicazione nella guida, altrettanto certamente, non dà compiuta testimonianza della ristorazione ravennate. Inoltre, almeno per l’esperienza personale Il Cappello non costituisce l’attuale eccellenza cittadina.
Ecco quindi una Guida ai ristoranti di Ravenna, frutto dei peripli gastronomici miei e della mia compagna. Come in ogni guida che si rispetti sono presenti dei punteggi, d’ordine differente tra ristoranti (in decimi) e trattorie (da uno a tre asterischi), e il costo di ogni locale viene calcolato escludendo le bevande, come prevedibile e come sollecitato dalle Convenzioni di Ginevra.
Ristoranti:
Osteria del Tempo Perso, Via Gamba 12. In piacevole equilibrio tra la messa in evidenza della materia prima e una cauta creatività. Ecco, in sintesi, la proposta gastronomica di questo ristorante. Più personali gli antipasti, dove le consistenze e le quantità permettono una maggiore libertà negli accostamenti; di classica solidità i secondi, dove la freschezza e la sapidità del pescato assurgono il ruolo di protagonisti. Golosissimi i dolci: memorabile, in particolar modo, il tris di creme brulè: tre variazioni su questo dessert tradizionale, proposte in tre distinti bicchierini. Interessante la lista dei vini. Un locale più che raccomandabile, anche per il corretto rapporto qualità-prezzo. Voto: 7 ½. Costo: 50€
Il Cappello, Via IV Novembre, 41. L’ambiente è di certa suggestione: l’albergo al cui interno si trova il ristorante è posto in un bel palazzo rinascimentale d’architettura veneta, le sale del locale sono calde e accoglienti, i tavoli ben separati tanto da consentire agevoli conversazioni. Probabilmente, si tratta del ristorante più «importante» di Ravenna. La cucina? Più che soddisfacente. Valida la scelta degli ingredienti usati, anche se quello che in altre forme di ristorazione può apparire un pregio qui si rivela un lieve difetto: le porzioni sono abbondanti, a discapito però, talune volte, della messa a fuoco degli elementi centrali nelle singole portate. Solo sufficiente la lista dei vini, dato il contesto: è presente un numero non esiguo di bottiglie indisponibili. Voto: 7. Costo: 55€
Taverna dei Velai, Via Thaon de Revel, 7, Marina di Ravenna. Una moderna taverna borghese, di quelle senza inutili orpelli, che dà, semplicemente, quello che promette: una solida cucina di mare, con preparazioni semplici e gustose e, in più, nelle portate qualche fugace accenno personale che gradisci e non t’aspetti. Per gli antipasti, davvero golose le capesante gratinate, morbide e polpose, e ottima la tartare di ombrina con salsa ai peperoni; più che buono il brodetto ravennate, caratterizzato da una rotonda e giusta grassezza grazie anche alla presenza dell’anguilla. Nel complesso, piuttosto validi i dolci, anche se il semifreddo di cassata siciliana servito è risultato inizialmente troppo tenace. Voto: 7. Costo: 50€
Il Melarancio, Via Mentana, 33. Un locale a due facce: l’osteria al piano terra e il ristorante al piano superiore. Di sotto troviamo preparazioni più semplici e ambiente più rustico, anche se curato, mentre di sopra ci accolgono dei piatti maggiormente elaborati mentre l’ambiente, inaspettatamente, sembra provenire dalla fotografia ingiallita di un ristorante degli anni ‘70: un robusto aggiornamento non guasterebbe certo, anche per rendere più incisiva la differenziazione tra le due anime di questo locale. Si rivelano valide soprattutto le preparazioni più semplici, anche all’interno della proposta del ristorante. Il costo è una media tra i due locali. Voto: 6 ½. Costo: 35€
Bistrot, Via Mura di San Vitale, 10. Alti e bassi. Si comincia più che discretamente con gli antipasti: gamberi saltati con insalatina di spinaci novelli e sformatino di asparagi con fonduta di parmigiano e ragù di asparagi e pancetta; preparazioni semplici e accurate, buona materia prima che non fa fatica a emergere. Deludente, invece, la scaloppa di tonno in crosta di pistacchi con melanzane e composta di cipolla di Tropea: tonno poco sapido, piatto senza direzione e slegato. Gradevole, anche se non memorabile, il trancio di spigola cotta sul sale profumato alle erbe con patate saporite. Dolci sufficienti. Ambiente confortevole e curato, locale in posizione di grande piacevolezza. Voto: 6+. Costo: 50€
Port of Call, Via Zara, 48. Un locale che, se vuole spiccare nella ristorazione ravennate, deve crescere. Coraggiosa la scelta di aprire in una zona periferica della città e curato l’ambiente, anche se l’impostazione dello stile minimal-chic adottato è decisamente fredda. A non convincere appieno è la cucina. La materia prima è valida ma le preparazioni sembrano nascere, più che dalla volontà di offrire una personale esperienza gastronomica, dal tentativo di replicare linguaggi e assemblaggi altrui: poco di male in questo, se non fosse per i risultati che si rinvengono nei piatti, un poco anonimi e approssimativi. L’impressione complessiva è quella di un locale in fieri, che si spera trovi presto una propria identità. Voto: 6-. Costo: 60€
Trattorie:
Ca’ de Vèn, Via Corrado Ricci 24. In bilico tra trattoria d’antan e moderno ristorante, Ca’ De Vèn presenta una proposta, per lo più, di territorio golosa e decisamente valida nella restituzione di sapori saldamente antichi. Alcune portate sono rielaborazioni, del resto mai troppo ardite, di ricette tradizionali ma è nei solidi piatti della tradizione che questo locale dà il meglio di sé, con sapori netti e precisi. Anche la proposta enologica è interessante e curata. Voto: **. Costo: 35€
Osteria dei Battibecchi, Via Della Tesoreria Vecchia, 16. Tradizione, tradizione, tradizione. L’Osteria dei Battibecchi presenta un buon numero di classici della cucina regionale, in realizzazioni accurate. Nulla di più e nulla di meno. Voto: */**. Costo: 30€
La casa delle Aie (Cervia), Via Aldo Ascione, 4. Ambiente rustico, servizio ruspante (e cortese), pietanze semplici semplici ma preparate con un’affidabilità da cucina di famiglia. Tutto godibile, in particolare le «minestre», cioè i primi piatti, e i calorici dolci. Voto: */**. Costo: 25€
Ristoranti etnici:
Ito, Via Romea, 75. Più che sufficienti sia il sushi che il sashimi, peccato per l’inutile presenza del surimi nelle barche. La lista dei vini è discreta e ciò costituisce una sorpresa piacevole, permettendo così di bere bene mentre si fanno librare le bacchette in aria. L’ambiente è nello stile minimale imperante, comunque confortevole. Voto: 6 ½. Costo: 40€
Fuji, Via Raul Gardini, 9. Un locale in cui è piacevole fermarsi per una cena. La proposta gastronomica è sufficientemente valida, l’ambiente è accogliente. Voto: 6. Costo: 35€
4 Responses to Ravenna, quando il gambero non basta
Federico
agosto 3rd, 2011 at 14:54
Ciao Alessandro,
complimenti per la cura e la passione con cui aggiorni il blog. Mi sembra un contenitore originale e interessante, e mi piacerebbe sottoporlo alla società per cui lavoro. Tu eventualmente saresti interessato a ricevere offerte per l’inserimento di pubblicità all’interno del blog?
Federico
alessandro
agosto 7th, 2011 at 17:33
Ciao Federico,
grazie per le belle parole. Mi spiace, non sono interessato a pubblicità nel mio blog.
fiorella
agosto 21st, 2011 at 12:17
da ravennate doc non posso che confermare lo squallido panorama mangereccio della città.
non ci sono locali per turisti,nè chioschetti ( a parte le eterne piadine).
onestamente se fossi una turista me ne andrei alla svelta.
prezzi alti. ambiente con la puzza sotto al naso .
nemmeno la lista dellle birre nei bar più “trendy”.
vi siete dimenticati “la gardela”, locale in cui vanno solo turisti e le cui foto sono nei siti più impensabili.
non so come si mangi ma credo non bene.
magari come il quel locale in piazza santa croce a firenze dove ho visto nel piatto di una turista cappelletti e vongole.
le pizzerie fanno tutte la stessa pizza.
meglio mangiare in casa.
alessandro
agosto 29th, 2011 at 11:07
Ciao Fiorella. A mio parere, il panorama gastronomico di Ravenna è tutt’altro che squallido: ci sono ristoranti interessanti e la media dei prezzi non è certo superiore a quella che si riscontra in altre città. Certo, manca il ristorante “importante”, lo stellato michelin che possa diventare il riferimento cittadino, come avviene altrove, ma è una situazione non infrequente: per fare solo un esempio, Perugia è solo da poco che ha il suo Grande Ristorante. Insomma, Ravenna allo stato attuale è una città gastronomicamente interessante con molte possibilità di crescita, come attestano i numerosi locali, aperti negli ultimi anni, che, sebbene con risultati alterni, tentano la via di una cucina moderna pur se attenta alle ricchezze del territorio.